RHYTHM PASSPORT: NE PARLIAMO CON MARCO CANEPARI

New Logo#2Qualche tempo fa ho scoperto ” Rhythm Passport” e un mondo di musica. Scavando nel loro sito ho trovato un nome italiano, quello di Marco Canepari. Ci siamo parlati e confrontati via Messenger, e Marco ha gentilmente accettato di rispondere a qualche domanda per i lettori del blog. 


Cosa ci puoi dire di Rhythm Passport? Chi sono i protagonisti? Com’è e quando è nato il progetto? Con quali motivazioni?

Rhythm Passport è nata a Londra come rivista online poco meno di dieci anni fa con lo scopo di offrire spazio e visibilità ad espressioni musicali poco rappresentate come quelle legate alle cosiddette musiche del mondo.

In questi anni, abbiamo sempre cercato di cambiare la percezione che si ha del termine “world music”, rendendolo più inclusivo, fresco ed organico, concentrando la nostra attenzione sui sapori e i gusti della musica, non solo sui suoi ingredienti.

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Lo abbiamo fatto (e lo stiamo continuando a fare) sostenendo e condividendo suoni e messaggi di musicisti da tutto il mondo e le loro tradizioni. Allo stesso tempo, guardiamo sempre oltre, dando voce a chi stimola e rinnova quelle stesse tradizioni accompagnandole su nuovi sentieri.

Nel nostro piccolo, siamo diventati una realtà di nicchia riconosciuta nelle scene world music e global beats essendo anche uno dei pochi progetti editoriali che è sempre rimasto accessibile, gratuito e diretto sia a novizi che esperti.

Dalla sua nascita, la famiglia Rhythm Passport si allarga e rimpicciolisce a piacimento. Lo zoccolo duro del team è formato da tre persone, alle quali s’aggiungono tra dieci e venti collaboratori “intermittenti” tra i quali giornalisti musicali, correttori di bozze, fotografi, filmmaker, podcaster, DJ… fino a studenti, appassionati di musica e scrittori alle prime armi affamati di suoni ed espressioni culturali da tutto il mondo e desiderosi di condividerle con altri.

Quali sono i servizi offerti e qual è il vostro target? Come risponde?

Sin dalla sua nascita, Rhythm Passport ha sempre racchiuso in sé diverse anime. Sia per rappresentare al meglio le innumerevoli voci e sfaccettature della world music, sia per raggiungere ed interagire in maniera adeguata con il maggior numero di pubblico possibile. Abbiamo la fortuna di poter contare su lettori e ascoltatori in tutto il mondo proprio perché diamo spazio a musiche e musicisti da tutto il mondo.

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Oltre ad una parte puramente editoriale del sito, che offre recensioni, interviste, preview di eventi e festival, video “scoperte” giornalieri, varie rubriche ad hoc, una sezione dedicata ai DJ e ai loro mix e gallerie fotografiche, il progetto ha anche una dimensione “on-air” dove pubblichiamo podcast e programmi radiofonici in collaborazione con vari autori, podcaster e radio locali.

Uno dei cosiddetti “servizi” che offriamo, di cui andiamo molto fieri, è la nostra compilation mensile che ha raggiunto l’episodio numero 63 e che viene condivisa con tutti gli iscritti alla nostra newsletter che la possono scaricare gratuitamente.

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Infine, ormai da qualche anno, organizziamo concerti e serie di eventi musicali a Londra sia per avere una dimensione più concreta, tangibile e coinvolgente sia per mere questioni di sopravvivenza economica.

Chi sono i vostri partner e come vi sostenete?

Come ben sapete il “world music world” è più un piccolo villaggio che un vero e proprio mondo. Tutti conoscono tutti e tutti collaborano, aiutano e supportano tutti (certo, c’è sempre qualche eccezione).

Abbiamo la fortuna di considerare partner la maggior parte delle realtà che arricchiscono la scena, dai musicisti alle etichette, dalle radio agli organizzatori di eventi e così via.

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Collaboriamo con loro quotidianamente, condividendo, pubblicando, scrivendo e parlando della loro musica.

Come scritto, gli eventi dal vivo costituiscono (o costituivano in tempi pre-Covid) la più consistente fonte di sostentamento del progetto. A cui vanno aggiunti pubblicità, donazioni e bandi.

Ha avuto la pandemia un impatto (positivo o negativo) sul vostro lavoro/operato?

Inutile ripetere come e quanto il Covid-19 e le varie normative e ordinanze abbiano messo sottosopra e poi in ginocchio il mondo musicale, soprattutto considerando la sua dimensione dal vivo.

Nel nostro piccolo abbiamo provato a non piangerci addosso. Al contrario, abbiamo lanciato una rubrica chiamata Safe & Sounds per ispirare, condividere nuovi stimoli musicali e far ballare le persone confinate nelle loro case e stanze. Settimana di pandemia dopo settimana di pandemia, lockdown dopo lockdown e decreto ministeriale dopo decreto ministeriale, noi continuavamo a chiedere a musicisti, DJ e professionisti del settore vari ed eventuali di condividere le loro selezioni musicali e loro hanno sempre risposto entusiasti regalando un po’ di gioia sotto forma di note.

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Accanto a Safe & Sounds, siamo riusciti ad organizzare una decina di eventi in live streaming. Veri e propri festival della durata di qualche ora o anche interi giorni, alcuni dei quali ancora disponibili sul nostro sito e canale Youtube, dedicati a paesi, regioni e stili musicali: dal Nepal all’highlife e dalle musiche del deserto del Sahara alla Colombia… Tutto questo è potuto “andare online” grazie alla disponibilità e passione di numerosi amici, musicisti e non.

Siete contenti dei risultati ottenuti fino ad ora? Come vedete il vostro futuro?

Quando fai parte e dai voce a una scena di nicchia e a culture poco conosciute e riconosciute avrai sempre del lavoro da fare e risultati da ottenere. Per fortuna o purtroppo, non lo chiami lavoro e non li chiami risultati, ma passione e frutti.

playlist

Quello di cui siamo più contenti è di avere l’opportunità di condividere musica di qualità e, per così dire, non convenzionale con persone che vivono a decine di migliaia di chilometri da Londra e/o che mai prima d’ora s’erano interessate a suoni simili. Siamo onorati di avere appunto lettori e ascoltatori sparsi in tutto il mondo che ci seguono e seguono i nostri consigli musicali e che s’avvicinano a culture e tradizioni grazie ad un musicista o DJ di cui scriviamo o una canzone inclusa in un podcast/mix.

Il futuro di Rhythm Passport è inevitabilmente legato al futuro della scena musicale (world o non world), sia qui a Londra che nel resto del mondo. Tutto dipenderà da come reagiremo e ci rialzeremo dopo questi terribili mesi di pandemia, tutto dipenderà dalla musica che verrà pubblicata e come verrà portata in giro per il mondo nei prossimi giorni, settimane, mesi…

La musica non può fare a meno della sua dimensione dal vivo e la musica dal vivo non può fare a meno del pubblico.

Rispetto a Womex, cosa proponete nelle prossime settimane?

Qualche settimana fa, abbiamo inaugurato una rubrica chiamata “Musical Road to Womex” con un’intervista ad Alexander Walter (Direttore/Manager dell’evento). La sezione è stata pensata come introduzione all’edizione 2021 dell’Expo e ai suoi showcase.

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Nei prossimi giorni pubblicheremo infatti sette playlist redatte da musicisti partecipanti all’evento corredate da brevi Q&A in cui verranno presentati i “magnifici sette”. Non svelo alcun nome, però abbiamo cercato d’essere il più universali possibili, sia in termini di stili che di provenienza.

Possono realtà italiane della world/folk music (artisti, etichette, agenzie, festival) contattarvi?

More than welcome! Potete contattarci a info@rhythmpassport.com e trovarci sui social (facebook, twitter, instagram, youtube) e piattaforme audio come mixcloud e soundcloud.

www.rhythmpassport.com


Non puoi partecipare al Womex? Chiedi informazioni sul nostro pacchetto “Servizi integrati di rappresentanza in fiera”.  Ti rappresentiamo noi.

 

Contattaci

Pubblicato da Eric E. van Monckhoven

Project Agent - Eco-social Consultant - Cultural Producer www.music4you.nu

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