WORLD MUSIC: UN MONDO DI MUSICA

Quando parliamo di World Music ci riferiamo a una delle filiere della popular music con la sua storia, i suoi valori, i suoi attori, i suoi mercati e il suo pubblico. Parliamo anche di una comunità professionale internazionale viva e dinamica. Basta una visita al Womex, l’expo mondiale della world music, per farsi un’idea. 

La questione di cosa sia la World Music è, da sempre, controversa anche tra gli addetti ai lavori. Letteralmente è la «musica del mondo». Il termine è stato attribuito all’etnomusicologo Robert E. Brown che l’ha coniato nei primi anni ’60. 

A noi, piace pensare alla World Music come a un “brand madre” che permette di identificare il posizionamento di una varietà di attori e stili musicali che hanno in comune la contaminazione virtuosa, frutto dell’ incontro e del dialogo tra varie espressioni estetiche, artistiche e culturali di tutto il mondo che si ispirano alle tradizioni di una comunità o di un territorio

La World Music attuale è figlia dei movimenti di liberazione, della caduta del muro di Berlino, della fine dell’Apartheid, dell’affermazione dei cosiddetti paesi in via di sviluppo e di quello che si potrebbe chiamare la globalizzazione dal basso.  E’ figlia della seconda metà del secolo scorso e diffonde valori di tipo “smart“, “green“, “fair“, “slow“, “glocal“. Le sue produzioni sono spesso di tipo “indipendenti“. 

Originariamente, la World Music era identificata con tutte quelle musiche estranee al repertorio colto occidentale. Nata con l’etnomusicologia che tramite il lavoro di ricerca e raccolta sul campo ha portato alla formazione di ampie collezioni di musiche del mondo, era dedicata agli studi accademici. Infatti, nel Novecento la linea di sviluppo della musica in Europa vede tra gli elementi dominanti la relazione tra fenomeni europei e non europei.

Il colonialismo e il post-colonialismo furono alla base delle massicce migrazioni e dei reinsediamenti culturali che nel corso del Novecento hanno dato vita a popolose comunità culturali nei grandi centri urbani dell’Europa e dell’America del Nord. Esse, ad esempio nelle capitali come Parigi, contribuirono alla formazione di un gusto ricettivo verso generi musicali propri, dal tango al fado e rebetiko, dal blues al jazz, dalle musiche caraibiche a quelle africane e spiritual. Anche sull’altra sponda dell’Atlantico, in città come New York, arrivano i suoni caldi del Sud con la rumba, il calypso e la bossa nova

Negli anni cinquanta, sessanta e settanta, la world music incontra poi la popular music  che si caratterizza per un susseguirsi di generi, stili e gusti musicali che vengono sempre più spesso associati a fattori sociali collettivi extra-musicali, quali un particolare stile di abbigliamento, una certa iconografia, talvolta un vero e proprio stile di vita. Infatti, a partire dal secondo dopoguerra, la musica è diventata un prodotto di consumo di massa, in particolare tra i giovani che trovano in essa, ma anche nel cinema e nel divertimento una propria dimensione separata rispetto all’universo dei genitori. Il fenomeno assume connotati differenziati da una nazione all’altra, ma la pop music di stampo anglosassone è quella che lo caratterizzerà maggiormente.

Negli anni sessanta del Novecento nasce un maggiore interesse per le culture extra-occidentali, che nel clima generale di protesta e autocritica contro lo status quo iniziano a rendere maggiormente nota la loro musica. Accanto agli idoli della pop music iniziano a fare strada nuovi artisti come Ravi Shankar, Miriam Makeba, Manu Dibango, Fela Kuti, The Wailers,  Les Ambassadeurs, Violeta Parra, Mercedes Sosa, Victor Jara, Inti-Illimani, Quilapayùn, Gaetano Veloso,  Maria Bethânia, Tom Zé, Chico Buarque, Gilberto Gil, e tanti altri. 

Ma più di tutto fu il successo planetario della musica reggae a dare un grande slancio alle musiche non occidentali alla fine degli anni sessanta e durante gli anni settanta.  

Ciò che accade poi è un progressivo superamento degli steccati e delle differenze in favore del proliferare di varie forme di ibridazione alle quali la musica di matrice extra-europea fornisce nuovi suggerimenti, impulsi e scenari. Artisti come Carlos Santana, John Mclaughlin, Don Cherry, Jasper Vant’Hof, Paco De Lucia, Alan Stivell, Paul Simon, Johnny Clegg e David Byrne fecero del crossover e della etno-fusion un proprio stile, contribuendo a creare una nuova estetica che permetterà a artisti del Sud del mondo come Youssou N’Dour, Salif Keita, Al Farka Toure, Toure kunda, Khaled, Papa Wemba, Mory Kante, Oumou Sangare, Nusrat Fateh Ali Khan, e tanti altri, di trovare un pubblico in Europa e America del Nord.

Negli anni ottanta arriva Peter Gabriel, ex cantante del gruppo inglese di progressive rock Genesis. Organizza a Shepton Mallet nel 1982 la prima edizione del Womad , un festival nato per celebrare l’arte, la diversità culturale e le musiche del mondo. Nel corso degli anni, il festival diventerà una vera istituzione della World Music mondiale, con varie edizioni in diversi paesi, dall’Inghilterra alla Nuova Zelanda, dal Cile alle Isole Canarie, dalla Sicilia alla Spagna. Il successo poi di grandi eventi come il Live Aid, Sun City e Amnesty International Human Rights Now! Tour, organizzati a sostegno di cause umanitarie e aperti alla partecipazione di artisti africani, contribuiranno anche loro negli anni ottanta del Novecento a popolarizzare la World Music. 

Anche se etichette come Le Chant du Monde e Folkways  erano stati dei pionieri nel raccogliere e valorizzare interi cataloghi di Roots Music nel primo Novecento, il vero diffondersi della World Music a livello mondiale, sempre negli anni ottanta, fu opera di etichette come la Arc Music , la Crammed Discs , la  Luaka Bop , la Real World Records , la Putumayo , la World Music Network, di riviste specializzate come fRoots , Songlines , RootsWorld e Mondomix, e di reti e piattaforme dedicate come la World Music Central o il Womex . Non dimentichiamo poi il ruolo cruciale di un’emittente come BBC Radio 3 .

All’inizio del nuovo millennio, la World Music riceve nuovi impulsi: dalla Penisola Iberica con Manu Chao, Ojos de Brujo, Enya ; da Cuba con Buena Vista Social Club; dal Pacifico con Te Vaka; dalla Scandinavia con Varttina e Mari Boine; dal Capo Verde con Cesaria Evora; dal Brasile con Milton Nascimento; da Sahara con Tinariwen ; dall’Egitto con Natacha Atlas; dalla Mongolia con Yat-Kha; dal Quebec  con Le Vent du Nord; o dai Balcani con Emir Kusturica, Goran Bregovic, Taraf de Haidouks

Ancora oggi le musiche etniche, di contaminazione e di confine vivono uno sviluppo senza precedenti. Che si tratti di festival, concerti, etichette, pubblicazioni e riviste, siti web specializzati, agenzie di gestione e di prenotazione, conferenze professionali, premiazioni, reti tematiche, geografiche, radiofoniche, ecc. , ormai il comparto della World Music si è trasformato in una vera e propria filiera dell’industria musicalecon migliaia di attori, milioni di ascoltatori e un bel fatturato. Malgrado la globalizzazione, rimangono forti i valori associati ad un progetto sociale di nobilitazione della diversità culturale, di sperimentazione e valorizzazione delle identità multiple.

In questo panorama di cosmopolitismo glocal,  dove la musica si interroga sul senso della mancanza di confini e sulla possibilità di organizzare una cornice culturale tra passato e presente, tra tradizione e modernità,  è anche presente l’ItaliaEtichette, festival,  riviste, artisti e gruppi storici d’ispirazione etno-folk come la Compagnia Nuove Indye, Ethnosuoni, Folkest, Paleariza, World Music Magazine, Fabrizio de Andre, Mauro Pagani, il Canzioniere del Lazio, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, i Re Niliu, Aktuala, Carnascialia, Malvasia, Ricardo Tesi e gli Agricantus hanno senz’altro contribuito a mettere l’Italia sulla mappa degli aficionados di musiche del mondo. Ma senza fermarsi al passato, la World Music italiana continua ancora oggi, con le sue influenze meridionali, alpine, celtiche, euro-mediterranee e balcaniche, ad avere i suoi punti di forza. 

Infatti, attraverso collaborazioni con realtà locali e internazionali, si sviluppa un’intensa attività di produzione, promozione e diffusione intorno a realtà come Puglia Sounds, la Italian World Beat, La Notte della Taranta, la rete It-Folk dei festival o testate editoriali come Lineatrad, Blogfoolk e Folk Bulletin. In breve, si muove un’intera comunità creativa che è molto apprezzata a livello internazionale. Essa produce anche casi di successo come ad esempio Il Canzoniere Grecanico Salentino che ha conquistato i Songlines Music Awards 2018, ovvero un premio che può essere paragonato a quello che vale un Oscar per il cinema.   

Benvenuti nel club!


Da leggere: L’invenzione della World MusicLa musica come geografia  | Da visitare: Biblioteca musicale di Naxos  | Da sapere: Tutto sulla nascita del termine World Music a fine discografico?

Pubblicato da Eric E. van Monckhoven

Project Agent - Eco-social Consultant - Cultural Producer www.music4you.nu

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