LINEATRAD: NE PARLIAMO CON LORIS BOHM

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è immagine11.jpgNel mio lungo viaggio alla scoperta degli attori della filiera folk/world italiana, poche settimane fa mi sono soffermato su una rivista professionale che non conoscevo: Lineatrad. Così mi sono messo in contatto con il principale protagonista, Loris Böhm, direttore di Lineatrad Television, che mi ha gentilmente introdotto alla storia della rivista, la sua “filosofia”, il suo pubblico, ecc.


Cos’è Lineatrad? Com’è nato ? Quando è nato? Chi sono i protagonisti? 

Esiste una genesi e un percorso di maturazione. Nel 1985 è nata a Genova un’associazione chiamata Traditional Arranged di cui ero segretario e membro fondatore con scopo organizzare concerti di musica folk-celtica nel giro della federazione Folkitalia di Paolo Nuti.

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Con la morte di Paolo e la fine di Folkitalia, si sciolse anche Traditional Arranged, ma nel 2002 mi venne l’idea di creare la rivista “Traditional Arranged”, come completamento e in antagonismo alle storiche riviste Folk Bulletin (di cui ero stato membro della redazione a cavallo degli anni ’80 e ’90) e World Music.

Il progetto si è concluso nel 2004 a causa della difficoltà a distribuire in edicola a livello nazionale, e per gli elevati costi di gestione: la stampa in quadricromia su carta pregiata e la tiratura di sole 4.000 copie erano insufficienti per coprire le spese, il mondo poi si stava evolvendo verso una digitalizzazione su internet a cui non eravamo preparati.

A quel punto l’impresa a fini di lucro non aveva più senso per noi, e siamo ripartiti a gennaio 2012 in formato blog. Lineatrad è stata la naturale evoluzione in chiave moderna di quella rivista, ma a differenza di altri blog su internet, con una periodicità mensile e un formato elettronico sfogliabile di rivista con pagine pdf stampabili come se fosse una vera rivista cartacea.

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In perfetto stile Genova, anticipando di molti anni le “semplificazioni” del ponte Morandi, ci siamo ritagliati uno spazio editoriale privo di burocrazia, certificazioni, registrazioni e costi inutili e insostenibili per dar spazio alla trasparenza, correttezza di informazioni, velocità nella comunicazione, che sono alla base del nostro lavoro che naturalmente è senza fini di lucro e senza una vera contabilità.

Esistiamo solo con l’autofinanziamento di ogni collaboratore che crede nel progetto. Da subito l’iniziativa ha avuto successo tra gli appassionati, i musicisti e gli addetti ai lavori e Lineatrad è diventato il punto di riferimento “no-look” di chiunque operasse o semplicemente frequentasse il mondo della musica folk e derivata, calamitando l’attenzione del pubblico attraverso semplici e veloci iniziative editoriali.

Io sono il fondatore e i “perni” base sono Agostino Roncallo (già nell’associazione del 1985) e Giustino Soldano, mentre il mio vice è Tommaso Giuntella (giornalista RAI), che però non ha molto tempo da dedicarci per ovvi motivi. La nostra rete esterna di collaboratori e agenzie è piuttosto fitta e variabile a seconda delle disponibilità di ognuno. Questa formula funziona bene.

Cosa ci puoi dire della vostra linea editoriale? Scadenza? formato?

Partendo per logica partiamo dalla musica folk e tradizionale, esploriamo tutto quel meticcio (non mi piace parlare di musica contaminata), che crea sonorità moderne e gradevoli. Adesso siamo ad uscita mensile, ma l’anno scorso abbiamo sperimentato, per sfidare la pandemia, la cadenza quindicinale. Probabilmente eravamo l’unica rivista di musica folk al mondo con quella periodicità! Quando torneranno gli spettacoli dal vivo ritorneremo bisettimanali. Il formato è un 21×28 stampabile su foglio A4.

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Di grande rilevanza è il settore “video” di Lineatrad Television. Per colpa della pandemia e della conseguente massificazione dell’uso degli streaming su Fb, e della mancanza totale di eventi dal vivo, ci siamo fermati, ma nel palinsesto di lineatrad.eu sono fruibili 269 filmati tra concerti, interviste, audio-recensioni, servizi e notiziari.

Quale è il vostro pubblico target? 

La rivista si legge gratuitamente, per cui non abbiamo una formula di abbonamento, allora è molto difficile conoscere il numero preciso di lettori. Ci leggono da ogni parte del mondo, e abbiamo una mailing list di oltre cinquecento indirizzi di fedelissimi a cui si aggiungono tantissimi lettori occasionali, quantificabili a 10.000 circa per ogni numero di rivista.

Quali sono i contenuti più popolari?

In ordine di preferenza, i nostri lettori gradiscono le recensioni, i reportages dai festival (quando si fanno), e le interviste alle “folk-star”.

Quali sono i vostri partner?  In Italia? All’estero?

Abbiamo una formula di partenariato regolata da contratto di mutua assistenza per quanto riguarda i festival. Chiaramente in questo periodo minato dalla pandemia siamo più flessibili e comprendiamo le difficoltà che costringono gli organizzatori ad annullare o ritardare l’edizione annuale, ma attualmente sono dieci in attività e sei in attesa di ripartire. Per ora sono 10 in Italia, 4 in Francia, 1 in Scozia, 1 in Finlandia.

Nostri partner sono anche molte etichette discografiche, agenzie di spettacolo e promoter.

Quali sono le sfide maggiori nel portare avanti il vostro progetto? 

Sicuramente, in campo editoriale, garantire un’uscita quindicinale, è la sfida più attuabile.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è immagine3.pngLa sfida più difficile è riuscire a tornare in pista con Lineatrad Television, a patto che finisca la tendenza dei musicisti di auto-promuoversi bypassando il nostro servizio. Dopotutto non ci sembra un’idea così assurda centralizzare il servizio di promozione su Lineatrad per usufruire di una rete globale di appassionati, considerando che ogni artista sul proprio canale Facebook o Youtube può contare solo sulla sua ristretta cerchia di amici. Basterebbe che ci affidassero il video di loro produzione, senza spese aggiuntive. 

Come siete finanziati?

Siamo orgogliosi di affermare che siamo gli unici a poter contare solo sui nostri mezzi. Niente crowdfunding, niente sottoscrizioni, niente abbonamenti e niente offerte libere. Forse è un limite, ma è anche la nostra forza. Basta pensare a tutte quelle celebri testate giornalistiche musicali che vantavano un grosso giro di denaro, di dipendenti, fallite in questi ultimi anni.

Come vivete la crisi del Covid-19?

Viviamo con i problemi e i contrattempi in cui ogni nostro collaboratore potrebbe incorrere. Mentre la rivista prosegue senza intoppi, la televisione, come abbiamo detto, s’è fermata a causa del proliferare di streaming autogestiti sui social, e di videoconferenze a circuito locale che hanno vanificato il nostro lavoro. La gente non ha capito l’importanza e la praticità del nostro servizio.

Per il resto citerò un mio pensiero pubblicato sul sito:

“Noi non abbiamo nella nostra redazione giornalisti (o scrittori freelance) che ci lavorano a tempo pieno. Non li avremo mai. Abbiamo un gruppo di persone appassionate che hanno tanti altri impegni, lavorativi e familiari: queste persone ogni tanto si accendono quando possono contribuire a Lineatrad, e ogni tanto si spengono per cause esterne… esattamente come fanno le insegne pubblicitarie o gli alberi di Natale… e producono un caleidoscopio affascinante di luci che non ha fine, si rinnova in continuazione. Oggi tocca a voi che avete letto questo messaggio, decidere se sarete le prossime lampadine”.

Come vedete il futuro della musica world/folk italiana?

L’esperienza ci insegna che non saremo né noi, né altri media più griffati, a scrivere il futuro della musica world/folk italiana, sia essa positiva o negativa. In Italia funziona un meccanismo che purtroppo è impossibile disinnescare: ognuno cura esclusivamente il proprio orticello per i benefici che ne può trarre. L’ho sperimentato molte volte sulla mia pelle. Persone che stimavi, promuovevi, che ti mollano appena trovano qualcuno che li “spinge” maggiormente. La scarsa fidelizzazione è una regola globale che vale per tutti, a cui mi sono abituato, ma non condivido. Sono tra i pochi che avrebbe voluto credere nell’amicizia senza finalità recondite. 

Detto ciò, sono sicuro che, nel bene e nel male, il futuro sarà esattamente quello che i protagonisti desiderano, fatto salvo che per “protagonisti” intendo i lavoratori professionisti, non chi ci lavora per passione come me e Lineatrad.

Quali sono i vostri obiettivi per il 2021/22?

Avere coerenza con il passato, avere consapevolezza del presente, e dulcis in fundo, continuare a creare quelle diversità che ci distinguono da tutti gli altri organi di informazione. Aspettatevi delle sorprese!

Dove e come potenziali utenti possono trovare la rivista? È possibile registrarsi alla mailing list?

La rivista si trova su www.lineatrad.com, da sfogliare online oppure da scaricare in formato pdf per archiviarla e stamparla, tutto gratis naturalmente.

Esiste un format nella pagina “Contatti” per poter essere inseriti nella mailing list. Le comunicazioni comunque riguardano solo eventi straordinari.

Per quanto riguarda i video, invece, si possono vedere esclusivamente accedendo a www.lineatrad.eu nella pagina “Palinsesto“, gratis naturalmente. 

 


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EUROPEAN FOLK NETWORK: SPRING FORWARD #2

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è efn1.jpgIl 15 marzo scorso si è svolto il primo appuntamento primaverile online della European Folk Network. Erano una settantina i partecipanti che, durante le varie sessioni, sono stati aggiornati su vari argomenti: le varie tappe che hanno portato alla creazione della rete, i risultati della prima conferenza di novembre 2019, la condivisione e analisi dei dati della prima indagine di filiera a livello europeo, ecc.  Numerosi i nuovi aderenti che hanno poi avuto modo di presentarsi in piccoli gruppi.

 

EFN- Spring Forward #2

Con il secondo appuntamento degli EFN-Spring Forward Meetings che si svolgerà il 24 aprile, l’idea è quella di scambiare idee per delineare il futuro della rete e preparare il terzo appuntamento del 9 giugno dove verrà stilato il Manifesto della rete e saranno definite le linee guida del piano strategico triennale.  A novembre, se le condizioni lo permettono, si terrà poi la seconda conferenza europea della rete a Budapest.

Come per l’incontro precedente, la partecipazione è gratuita per tutti i soci che hanno pagato la quota annuale. Per i non soci, la quota di ammissione all’incontro è di € 10. Chi non ha la possibilità può pagare secondo le sue possibilità. Chi può pagare di più è chiaramente benvenuto a farlo. In questa fase di startup, la rete é ancora finanziata in gran parte dalle quote associative e contributi volontari dei soci.

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Per questo incontro, sono previsti i contributi di vari relatori di eccellenza che hanno dimostrato nel tempo il loro impegno nella protezione, valorizzazione e promozione delle arti tradizionali e della musica folk. Questi brevi interventi serviranno di ispirazione per i gruppi di lavoro tematici sul futuro della rete.


Ecco un riepilogo del programma:

SABATO 24 aprile 2021 alle ore 14.00 (15.00 CEST)Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è missmusic.jpg

EFN vs FUTURO: CHI VOGLIAMO ESSERE E A CHE COSA VOGLIAMO PUNTARE

14.00 – 14.05 Benvenuto e introduzione – David Francis, Presidente EFN 

14.05 – 14.25 Il valore di fare rete e collaborare a progetti condivisi – Alistair Anderson (Regno Unito)

14.25 – 14.35 L’esperienza francese della Federazione nazionale delle associazioni di musica e danza tradizionale – Alban Cogrel (Francia), Presidente della FAMDT

14.35 – 14.45 Cosa ci insegna l’esperienza dei Balcani – Svetlana Spajic (Serbia)

14.45 – 14.55  Uno sguardo alla Norvegia e Scandinavia – Linda Dyrnes (Norvegia), FolkOrg

14.55 – 15.05 L’esperienza in Polonia – Janusz Prusinowski di Mazurkas of The World (Polonia)


15.05 – 15.15 Pausa


15.15 – 16.05 Lavori per gruppi tematici

16.05 – 16.35 Discussione su argomenti presentati dai gruppi di lavoro utili alla stesura del Manifesto

16.35 – 16.40 Riassunto e fine della riunione


16.45 – 17.15 Aperitivo informale – Brevi sessioni di networking in breakout room casuali


Vi aspettiamo numerosi!

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YOUTUBE: TASSE IN ARRIVO ANCHE PER TE?

Hai contenuti su YouTube? Allora non perderti queste informazioni per evitare di pagare delle tasse inutilmente. A partire dal primo giugno 2021 Google tratterrà le imposte sui proventi da royalties maturate dagli autori e dai titolari dei diritti per le opere presenti su YouTube. Se non monetizzi su YouTube, non ti riguarda da vicino, ma è sempre buono da sapere. 

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Google ha annunciato di recente di avere stretto un nuovo accordo con l’Internal Revenue Service, l’agenzia di riscossione tributi statunitense per trattare le imposte sui proventi da royalties maturate dagli autori e dai titolari dei diritti per le opere presenti su YouTube. In pratica, tutti i creator iscritti al YouTube Partner Program e con monetizzazione attiva al di fuori degli Stati Uniti, potrebbero pagare una tassa mensile del 24% su tutti i loro guadagni proveniente dalle visualizzazioni sul proprio canale se non aggiornano i loro dati fiscali tramite AdSense entro il prossimo 31 maggio

In pratica, se non comunichi i tuoi dati fiscali, rischi di pagare il 24% di tasse sui proventi da tutte le visualizzazioni sul tuo canale, anche se  tra queste ne hai solo pochissime negli Stati Uniti. Il discorso invece è diverso se hai comunicato i tuoi dati. Immaginiamo che su 1000 visualizzazioni 100 sono fatte negli Stati Uniti, e che tu abbia aggiornato tutti i tuoi dati online nel modulo AdSense. In questo caso, pagherai solo il 30% sui proventi dalle 100 visualizzazioni fatte negli Stati Uniti. Se invece esiste un accordo bilaterale tra il tuo paese e gli Stati Uniti potresti anche pagare di meno. Immaginiamo che tu abbia la residenza fiscale in Corea dove l’accordo con gli Stati Uniti fissa l’aliquota al 10%; in questo caso, pagherai  solo il 10% sui proventi delle 100 visualizzazioni fatte negli Stati Uniti – piuttosto che il 30%. 

Google specifica: “Ai sensi del Capitolo 3 del Codice tributario statunitense, Google predispone la raccolta dei dati fiscali di tutti i creator con monetizzazione attiva che operano al di fuori degli Stati Uniti per poi procedere, in determinate circostanze, a dedurre le imposte laddove i redditi siano generati da utenti residenti negli Stati Uniti. Tali entrate vengono generate da utenti negli Stati Uniti attraverso visualizzazioni di annunci, YouTube Premium, Superchat, Super Sticker e abbonamenti al canale.”

 

Per maggiori informazioni, guarda il video ufficiale e informati presso il tuo consulente fiscale:

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Linki utili:


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GLI SHOWCASE FESTIVAL IN ARRIVO: ANCHE PER TE

La pandemia sta cambiando il panorama dell’industria musicale – che sarà forse l’ultima a riprendersi. Tuttavia, gli artisti continuano a produrre musica e gli showcase festival, anche nelle loro forme digitali o ibride, ci danno nuovi appuntamenti. In quest’articolo parleremo degli principali showcase festival aperti a proposte world & folk che si terranno (se tutto va bene) in autunno.

Luca Bassanese & la Piccola Orchestra Popolare @ Paléo Festival, Nyon, 20/07/2018

MERCAT DE MUSICA VIVA (Vic, Spagna) 15-18 settembre, 2021

Il Mercat de Música Viva de Vic è un evento che attira ogni anno un numero crescente di artisti e operatori internazionali interessati alla musica dal vivo di alta qualità. La programmazione include tutti i generi musicali ed è indirizzata ad un largo pubblico. I palchi per i concerti, sia quelli gratuiti che quelli a pagamento, sono distribuiti in tutta la città che durante quattro giorni vibra ai suoni della musica spagnola, mediterranea e mondiale. All’interno della manifestazione viene organizzato MVLAB, che è un punto di incontro per direttori artistici, festival, istituzioni, compagnie private, promotori, agenzie, etichette e i vari operatori dell’industria musicale. Gli obiettivi principali sono facilitare lo sviluppo delle filiere, scambiare esperienze e know how, generare opportunità di business e contribuire all’innovazione e allo sviluppo professionale del settore. Il MVLAB si materializza in una fiera commerciale progettata per i professionisti, che comprende vetrine, seminari, conferenze e sessioni di networking. MMVV mette insieme un programma musicale specifico per i professionisti del settore con vetrine esclusive in cima al programma generale.


MAMA FESTIVAL (Parigi, Francia) 13-15 ottobre, 2021

Tre giorni nel cuore di Parigi per il principale mercato della musica francese che include un importante comparto dedicato alla World Music e serve di vetrina all’internazionale per nuove proposte. Una collaborazione tra Yourope, SACEM e l’Institut Français. Vede la partecipazione dei rappresentanti dei maggiori festival europei e internazionali, ma anche delle principali agenzie, produttori, ecc.


FIRA MEDITERRANIA (Manresa, Spagna) 14-17 ottobre, 2021

La Fira Mediterrània di Manresa (Catalogna-Spagna) è una fiera delle arti dello spettacolo radicata nella tradizione mediterranea. Ha due aree principali di interesse: la cultura popolare (basata su un dialogo tra la cultura tradizionale, regionale e l’innovazione creativa) e la world music. Si tiene ogni anno dal 1998 ed è diventata una cornice per i professionisti dello scambio che vendono e acquistano produzioni.

La maggior parte delle attività sono aperte al pubblico. Nonostante ciò, le attività rivolte esclusivamente ai professionisti del settore sono un caposaldo della Firà. Questi includono conferenze di settore, seminari, incontri di networking, gli showcase e concerti. Insieme a Firà Tarrega, Mercat de Música Viva de Vic, il Sismòfraf d’Olot, la Mostra d’Igualada e la Fira Trapezi, la Fira Mediterrània completa la mappa dei mercati delle arti e della musica che si svolgono in Catalogna.


SEOUL MUSIC WEEK (Seoul, Corea) Ottobre 2021

Il maggiore showcase festival per la promozione della musica coreana a livello globale. Presenta artisti della scena nazionale gugak, jazz, indie pop, folk e altre vibranti esibizioni musicali di musicisti e artisti stranieri (anche italiani).  Jung Hun Lee, il direttore, è anche l’ideatore di GloMMnet (Global Music Market Network), un’organizzazione senza scopo di lucro per il networking dei mercati musicali in tutto il mondo.


WOMEX (Porto, Portogallo) 27-31 ottobre, 2021

La Worldwide Music Expo è un progetto internazionale organizzato da Piranha Arts che ha la sua sede in Berlino e partecipa attivamente allo sviluppo della filiera della World Music a livello internazionale attraverso l’organizzazione di un expo mondiale che si tiene ogni anno in una città europea diversa. L’Expo accoglie una fiera intorno alla quale si svolgono numerosi conferenze, vetrine, concerti, sessioni di networking, proiezioni di film, e una grande premiazione (artista, etichetta, ecc. dell’anno). E’ un ottima opportunità per creare contatti a tutti livelli.

Nel corso degli anni, l’Expo si è svolta a: Berlino (1994, 1999, 2000), Bruxelles (1995), Marsiglia (1997), Stoccolma (1998), Rotterdam (2001), Essen (2002, 2004), Newcastle upon Tyne (2005) e Siviglia (2003, 2006, 2007, 2008), Copenaghen (2009, 2010, 2011), Salonicco (2012), Cardiff (2013), [2] Santiago de Compostela (2014 e di nuovo nel 2016), Budapest (2015), [ 3] Katowice (2017), Las Palmas de Gran Canaria (2018), Tampere (2019), Budapest (edizione digitale 2020). Nel 2021 si terrà a Porto, in Portogallo.


THE EUROPEAN FOLK NETWORK CONFERENCE (Budapest, Ungheria) Novembre 2021

La prima conferenza della European Folk Network si è tenuta nel novembre 2019 a Bruxelles. La rete coinvolge artisti e organizzazioni della filiera europea della folk music e delle arti tradizionali – anche nelle loro forme più attuali. La seconda conferenza si dovrebbe svolgere a Budapest nel mese di novembre 2021. In arresa, ma anche per preparare la conferenza, si svolgono vari incontri tematici online da marzo a giugno (Spring Forward). EFN è l’unica rete pan-europea a rappresentare la filiera della folk music.


FOLKELARM (Oslo, Norvegia) 25-28 novembre, 2021

Folkelarm è la vetrina per la folk music di stampo nordico. Si svolge a Oslo ed è organizzata dalla rete nazionale Folkorg.no. Agli incontri professionali, partecipano molti operatori dai paesi nordici e baltici, ma anche dal Nord America e dal resto dell’Europa. Gli showcase sono riservati ad artisti e band dalla Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e dalla Danimarca. Nel 2021, la selezione sarà più specificatamente norvegese.


VISA FOR MUSIC (Rabat, Marocco) 17-20 novembre, 2021

Dal 2015, Rabat in Marocco ospita uno degli più importanti saloni fieristici per la promozione della filiera musicale dei Paesi dell’Africa e del Medio-oriente. Ogni anno sono attesi delegati, artisti e operatori da tutto il mondo. Conferenze, incontri professionali, sessioni di networking, e, naturalmente, un nutrito programma di showcase si svolgono nel cuore della città. Ideatore e mente di Visa for Music è Brahim El Mazned, direttore generale presso Anya SARL.

L’edizione 2020, per colpa della pandemia, si è svolta online con un focus specifico sulla promozione di artisti del Marocco.


LES TRANS (Rennes, Francia) Dicembre

Dal 1979, Les Rencontres Trans Musicales (generalmente denominato Les Transmusicales de Rennes) è un festival musicale che dura 3 o 4 giorni. Si tiene ogni anno a dicembre e si svolge a Rennes, in Bretagna. Il festival, che è rinomato per rivelare “ le prossime grandi novità della musica”,  si propone come punto di riferimento per la nuova scena musica francese e internazionale con esibizioni dal vivo, conferenze e sessioni di networking panel.  Nel corso degli anni è diventato uno degli maggiori appuntamenti musicali in Europa con oltre 65.000 aficionados. Vari format del festival sono anche stati presentati in Cina, Norvegia, Repubblica Ceca e Russia. Forte e continua, invece, è la collaborazione di Les Trans con artisti, etichette, promotori e media di tutto il mondo. 


Alcuni altri appuntamenti internazionali che favoriscono anche i contatti e il networking tra operatori della filiera sono Oslo World (primi di novembre) e Mundial Montreal (fine novembre). 

Scarica la nostra guida agli showcase festival.

Vedi qui se sei eleggibile a qualche forma di sostegno da parte della Italia Music Export 


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MUZIEKPUBLIQUE: NE PARLIAMO CON IL FONDATORE

Molti anni fa ho avuto il piacere di conoscere a Bruxelles Peter Van Rompaye. Stava lavorando a un nuovo progetto per valorizzare e promuovere la diversità culturali e musicale. Con il passare del tempo, Muziekpublique è diventato il maggiore punto di riferimento per la musica folk e world nella capitale – e non solo. Parliamo con lui di questa bellissima esperienza.  

Cos’ è Muziekpublique? Di cosa vi occupate?

Muziekpublique è un’associazione bilingue (francese, fiammingo) senza scopo di lucro che mantiene vive e vivaci le tradizioni di musica e danza di tutto il mondo a Bruxelles attraverso un ambizioso programma di concerti e corsi, e l’accompagnamento professionale degli artisti

A Muziekpublique, artisti e pubblico s’incontrano in uno spirito di divertimento, scoperta e rispetto per la diversità culturale e musicale con quattro attività principali:

  • Concerti:

La programmazione di concerti con artisti belgi e internazionali costituisce il fulcro delle attività dell’associazione. Dal contemplativo al follemente festoso, i concerti si svolgono durante tutto l’anno. La maggior parte dei concerti si svolge in un teatro con 400 posti (Il Molière), nel quartiere Matonge – il quartiere africano di Bruxelles.

Tra gli artisti italiani che hanno suonato da noi trovi Riccardo Tesi & Banditaliana, Maria Mazzotta & Redi Hasa, Gianluigi Trovesi & Gianni Coscia, i fratelli Bottasso, Tenores di Bitti ‘Mialinu Pira’, Officina Zoe, Canzoniere Grecanico Salentino, Matilde Politi e Lucilla Galeazzi.

  • Festival

A fine agosto organizziamo il “Hide & Seek Festival” che presenta concerti di musica tradizionale e del mondo nella Bruxelles nascosta. A Maggio invece abbiamo il “Living Room Music Festival”, dove gli artisti suonano in case private secondo il concetto degli Home Concert.

  • Accademia di musica e danza

Nel corso degli anni abbiamo sviluppato un notevole programma di corsi, dove si possono imparare autentiche danze popolari da molti angoli d’Europa e a suonare una vasta gamma di strumenti tradizionali europei, africani e orientali.

  •  Etichetta e gestione artistica

Muziekpublique ha un approccio a 360 gradi, dalla produzione al management, dalla promozione alla distribuzione e alla vendita degli album. Lavoriamo con artisti locali o stranieri che vivono qui. Sono di casa artisti come Las Lloronas, Tamala, Refugees for Refugees, Voxtra, Vardan Hovanissian ed Emre Gültekin, e A Contrabanda. Li aiutiamo a sviluppare la loro carriera in Belgio e all’estero, registrando CD e promuovendo i loro concerti.

Ad oggi abbiamo prodotto 14 album che hanno ricevuto ottime recensioni (Songlines Top 10 of the Year, fRoots Playlist Choices, miglior album dell’anno presso la Transglobal World Music Charts, recensioni a 5 stelle presso la BBC Music Magazine, ecc.).

All’internazionale, i nostri artisti hanno girato più di venti paesi, dal Belgio alla Polonia, dall’Olanda alla Francia passando dal Regno Unito. Alcuni hanno anche suonato in India, Panama e Zanzibar).

Courtesy of Mathieu Golinvaux

Quando è nata la vostra associazione e come si sono sviluppate le vostre attività nel corso degli anni? 

Abbiamo iniziato le nostre attività nel 2002 con concerti e lezioni di musica, senza avere una sede fissa e con il contributo di soli volontari. Nel corso degli anni l’associazione si è rafforzata e ha acquisito un alto profilo professionale. Molti volontari continuano a darci una mano. Dal 2006 abbiamo una sede fissa presso il Teatro Molière a Ixelles (Bruxelles), che si trova nel quartiere africano. L’ottima acustica della sala ci ha permesso di sviluppare la nostra etichetta discografica registrando le nuove produzioni in loco. Usciamo con un nuovo album all’anno, ma sempre lavorando a 360 gradi con gli artisti.

Chi sono i vostri membri e partner? 

I nostri membri sono degli appassionati di world e folk music. Per lo più sono residenti in regione (Bruxelles), ma abbiamo anche persone che arrivano da tutto il Belgio, sia dalla parte francofona che da quella fiamminga. Poi abbiamo tutta la grande comunità internazionale che vive a Bruxelles, dagli expat al mondo dell’immigrazione. Uno dei nostri obiettivi è sempre quello di ampliare l’interesse per le musiche di tradizione –  ecco perché sperimentiamo concerti in luoghi e ambienti insoliti.

I nostri principali partner sono gli stessi artisti e musicisti. Sono il principale motore dell’associazione. Infatti, sono loro la principale ragione della nostra esistenza. Ci fanno scoprire altri artisti, ci consigliano e ci aiutano a sviluppare le nostre attività. Altri partner sono il consiglio comunale del Comune di Ixelles e le organizzazioni sociali e culturali locali, e altre strutture impegnate nel campo della musica popolare e del mondo.

Da qui è nata una rete tra professionisti delle musiche di tradizione e del mondo, la Belgian World Music Network. Siamo inoltre soci di EFN – European Folk Network, e abbiamo aderito al Migrants Music Manifesto con altri partner europei della Germania, Francia, Italia e Spagna, ecc.

Come sostenete le vostre attività finanziariamente / economicamente?

Siamo orgogliosi di essere sostenuti sia dal governo francofono che da quello fiammingo – una cosa piuttosto eccezionale in Belgio. Il totale delle sovvenzioni statali rappresenta il 40% del nostro budget annuale. Il resto proviene dalle nostre attività: vendita di biglietti per i concerti, sottoscrizioni per la partecipazione ai corsi, vendita degli album, ecc. In media, le sovvenzioni coprono i nostri costi fissi (sala, materiale, squadra). Con il resto delle attività dobbiamo andare in pareggio.

Come avete risposto alla sfida imposta dalla crisi sanitaria ?

La nostra prima preoccupazione è stata, e rimane ancora oggi, quella di sostenere gli artisti. Siamo riusciti a ottenere delle borse di studio per i nostri insegnanti e ci siamo impegnati per sostenere gli artisti aiutandoli a trovare fonti di guadagno extra. 

Durante il primo lock down sono emerse molte idee un po’ folli, per molte delle quali non abbiamo purtroppo ricevuto le autorizzazioni necessari.

Siamo partiti con “Artist Calling” un’iniziativi dove potevi prenotare un concerto e ascoltarlo privatamente in diretta sullo smartphone. Abbiamo poi trasferito online un buona parte dei corsi e lezioni dell’accademia di musica, così come il nostro festival studentesco annuale “End of Season”. Siamo riusciti ad organizzare il Hide & Seek Festival, raddoppiando il numero di concerti con gli stessi artisti per gruppi ristretti di auditori.  

courtesy of Mathieu Golinvaux
Courtesy of Mathieu Golinvaux

Quest’anno trasformeremo il Living Room Music Festival in una serie di concerti nei giardini. Abbiamo investito in un sistema per fare delle riprese di qualità professionale in modo da poter trasmettere i concerti in streaming.

Come artisti italiani possono contattarvi? Quali sono i criteri di selezione per partecipare alla vostra programmazione? 

Non è facile rispondere alla domanda. In generale ci piacciono gli artisti che suonano strumenti acustici. Può essere molto tradizionale o più contemporaneo. La programmazione non è molto oggettiva, comunque. Programmiamo principalmente artisti in tour per ragioni economiche, ma anche ambientali. Ci viene difficile ospitare delle band con più di 8 persone, poiché dobbiamo essere in grado di raggiungere il pareggio con il nostro budget. Il nostro intento è comunque sempre quello di poter pagare gli artisti in modo decente.  

State cercando dei partner in Italia? Di che tipo? 

Oggi come oggi, non stiamo attivamente cercando nuovi partner. Però, siamo sempre interessati a collaborare con realtà che ci possono aiutare a distribuire la nostra musica e offrire opportunità di concerti dal vivo ai nostri artisti. Sarebbe fantastico avere dei partner di questo tipo in Italia. Ad ogni modo, uno dei criteri sarebbe una partnership sostenibile di lungo termine.

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ASSOCIAZIONE I ZIMBRA CULTURE: NE PARLIAMO CON CHIARA SAVELLI

Oggi parliamo con Chiara Savelli di I Zimbra Culture, un’associazione che opera a Napoli ed è nata dal sodalizio tra alcuni professionisti del settore musicale con competenze diverse e una passione comune: le arti e le culture musicali del mondo.

 

Quando e come è nato I Zimbra Culture? Quali sono state le vostre motivazioni? 

 I Zimbra è nata più di 10 anni fa a Napoli. Io sono da sempre appassionata di culture e musiche del mondo e soprattutto dei Talking Heads. Un loro famosissimo brano si intitola “I Zimbra” ed è quello che ha segnato l’inizio della World Music con l’apertura del rock alla contaminazione tra culture diverse e ad altri generi musicali. Proprio quello che mi affascinava da tempo. 

Nel 2008 sono entrata a far parte dello staff del Festival Ethnos, per il quale mi occupo ancora oggi della progettazione e del coordinamento organizzativo e grazie al quale ho conosciuto direttori artistici, festival, agenzie di booking, artisti del panorama della musica popolare italiana e della World Music internazionale. 

I primi passi I Zimbra li ha compiuti curando i progetti di un artista tunisino, Marzouk Mejri e stringendo accordi con alcune agenzie per un supporto nelle attività di booking. Già nel 2011, ai tempi della cosiddetta “Primavera Araba”, con Echo Art / Festival Musicale del Mediterraneo, abbiamo coprodotto uno spettacolo intitolato “Musica Al-Hurriya che coinvolgeva musicisti originari dell’Egitto, della Tunisia, del Marocco e dell’Algeria. Era un omaggio al movimento che all’epoca chiedeva diritti e democrazia anche in quei territori così storicamente oppressi.

Oggi I Zimbra Cutlure è un’associazione che riunisce alcuni professionisti del settore musicale con diverse competenze ma che condividono gli stessi valori, gli stessi obiettivi e un desiderio: creare a Napoli un’offerta culturale con concerti di folk e world music durante tutto l’anno –  e dunque che non si limiti temporalmente alle poche settimane che coprono i due festival importanti:  Ethnos e Sacro Sud.  

Quali sono i vostri servizi e le vostre attività? Come siete organizzati? Quale forma giuridica avete scelto?   

 I Zimbra è una associazione che promuove e supporta artisti che hanno progetti musicali di valorizzazione e di ricerca sulla tradizione soprattutto del Sud Italia. Lavoriamo assieme ai musicisti mettendo a disposizione il nostro network, creando opportunità di collaborazioni artistiche, organizzando tournée, fornendo servizi di booking, consulenza editoriale, discografica e al management. Inoltre, organizziamo concerti a Napoli e in Campania ma anche workshop con artisti internazionali, presentazioni di libri, house concerts ed eventi artistici per la promozione e la valorizzazione turistica del territorio.


Quali forme di partnership e collaborazioni avete sviluppato? a Napoli, in Italia e all’estero?

 Negli ultimi due anni, abbiamo organizzato qui a Napoli i concerti di vari artisti pugliesi. Maria Mazzotta, ad esempio, ha già collaborato con noi presentando il suo primo live italiano di “Amore Amaro”. In quest’occasione, tra l’altro, è nata una collaborazione artistica tra lei e gli Ars Nova che facevano già parte del nostro roster. Così, puntiamo sempre più a diventare un punto di riferimento a Napoli per artisti e agenzie della World Music anche se la pandemia, naturalmente, ha rallentato i nostri progetti.

Quali sono le sfide e come rispondete?

Oggi come oggi, la prima sfida da vincere è superare la pandemia. Non perdere l’entusiasmo che finora ci ha caratterizzato e che è stato alla base dei nostri successi. Per questo stiamo lavorando per farci trovare pronti per la riapertura, che auspichiamo quanto più vicina possibile, prendendo in esame dei bandi e delle opportunità di finanziamento per festival e spettacoli dal vivo. Inoltre, già stiamo progettando la nostra prossima rassegna. Abbiamo scoperto nuove location napoletane per i live. Sono spazi che hanno stupito anche noi che a Napoli ci viviamo. Da questo punto di vista, ci sentiamo molto fortunati ad operare in una città la cui bellezza non è stata scalfita nemmeno dal Covid.  

 Come risponde il pubblico?  

 Ai nostri concerti e alle nostre rassegne abbiamo avuto sempre una risposta incredibile da parte del pubblico. Una risposta che ha confermato la nostra convinzione di quanto anche qui a Napoli ci sia bisogno di un certo tipo di offerta culturale.

Quali sono le soddisfazioni? 

Essere riusciti ad organizzare la prima edizione di I Zimbra Music Fest nel cuore di Napoli e nel bel mezzo di una pandemia. A pensarci ora mi sembra incredibile! La rassegna è’ stata inserita nella programmazione degli eventi culturali del Comune di Napoli. E si è sviluppata con quattro progetti artistici in altrettanti live. Quattro progetti musicali in equilibrio tra l’eredità della tradizione napoletana e l’urgenza di una modernità dalla natura meticcia: fatta di contaminazioni culturali, di commistioni di generi e di lingue, di suoni digitali. 

Ascoltare Raiz cantare “Nun te scurdà” a San Domenico Maggiore è stata un’emozione unica: è riuscito a riscaldare i cuori di tutti, la scorsa estate, dopo che eravamo già provati da mesi di restrizioni e sacrifici. Non meno soddisfacente, poi, per noi, è stato vedere nove tra i migliori musicisti di Napoli per la prima volta insieme per il live di Il Tesoro di San Gennaro, un progetto sperimentale in cui i brani della tradizione musicale napoletana sono rielaborati in chiave elettronica.  E il concerto degli Ars Nova Napoli, infine: è stata una grande festa della musica popolare perché hanno invitato sul palco a suonare con loro alcuni tra i maggiori interpreti della musica popolare del Sud Italia come Assurd e la cantante siciliana Matilde Politi.  

Quali sono i prossimi passi?

A maggio, se la situazione pandemica lo consentirà, con l’agenzia di booking Zero Nove Nove abbiamo già pianificato una data. Si tratta di un live per la presentazione a Napoli del nuovo disco della Cantiga de la Serena. Speriamo di poterne programmare altri per l’estate. Nel frattempo, siamo già proiettati verso la prossima edizione di I Zimbra Music Fest e ci stiamo preparando per le fiere autunnali Womex e Visa for Music per cominciare a sviluppare collaborazioni anche all’estero. 

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PARTECIPA ANCHE TU IL 15 MARZO: EUROPEAN FOLK NETWORK – SPRING FORWARD#1

Avere le giuste relazioni è la chiave di ogni impresa. Valle anche nel mondo della musica. Stabilire e sviluppare relazioni si chiama networking. Per il successo del tuo progetto musicale ti serve creare e intrattenere relazioni a vari livelli: con il tuo pubblico, con i professionisti del settore e con i media. Se pensi poi a sviluppare il tuo progetto all’estero, ti servono contatti e relazioni nei territori nei quali ritieni ci sia un interesse potenziale per la tua musica. In Europa sta nascendo la European Folk Network o rete europea per la musiche tradizionali – anche quelle attuali. Ti potrebbe forse interessare.


European Folk Network: 3 appuntamenti primaverili per fare rete

In un articolo precedente abbiamo presentato in breve la neo-nascente rete European Folk Network e introdotto il programma generale degli tre appuntamenti online primaverili. Lo scopo di questi incontri online è quello di presentare il lavoro svolto in questi due primi anni, di darsi una chiara identità e di produrre un documento unitario condiviso (Manifesto). Questi vari passaggi sono anche propedeutici all’organizzazione della seconda conferenza europea che si terrà appena l’andamento della pandemia lo permetterà.

EFN: Spring Forward #1 

Il primo appuntamento si terrà il 15 marzo pomeriggio su Zoom, durante il quale si svolgeranno di seguito cinque sessioni con una piccola interruzione alle 16.10:

>>Qui con le ore italiane


European Folk Network: Il PRESENTE: Chi siamo – A che punto siamo 
  • Dalle 15.00 alle 15.40: Presentazione della rete e dei risultati della prima conferenza (Nov. 2019) a cura di David Francis, Presidente, e di Nod Knowless, Segretario
  • Dalle 15.40 alle 16.10: Introduzione agli appuntamenti primaverili
  • Dalle ​16.30 alle 16.50: Assemblea generale dei soci
  • Dalle 16.50 alle 17.10: Presentazione della prima indagine europea a cura di Simon McKerrell, ricercatore, Università di Newcastle
  • Dalle 17.10 alle 17.30: Discussione con i partecipanti – Risposte alle domande. 
  • Dalle 17.30 alle 18.15: Aperitivo e socializzazione online.

Per partecipare, bisogna registrarsi seguendo questo link. Verrà poi inviato il link per la riunione Zoom.

La partecipazione è gratuita per i soci della rete. Per i non-soci, la partecipazione per i 3 incontri è di 40 euro. Per chi però non può, c’è anche un’opzione “paghi quello che puoi”.  

EFN: Spring Forward #2 e #3

  • Giorno 24 Aprile, dalle 15:00 alle 18:15 – EFN: IL FUTURO: Cosa vogliamo essere –  Dove vogliamo arrivare
  • Giorno 9 Giugno, dalle 15:00 alle 18:1500 – EFN:  Co-produzione del MANIFESTO della rete
EUROPEAN FOLK MUSIC: Alcuni numeri

>>Puoi partecipare alla prossima indagine compilando il form online

Tra maggio e ottobre 2020 l’European Folk Network (EFN) ha condotto una prima indagine volta a identificare le varie realtà che operano a livello europeo nel campo delle musiche tradizionali e del mondo. L’indagine ha coinvolto 173 rispondenti di 30 paesi. Dai risultati si è evidenziato il seguente:

 

  • Il 95% degli intervistati lavora con musica tradizionale o folk, il 30% con la danza e il 15% con la narrativa (o storytelling).
  • Il 63% degli intervistati lavora con le proprie tradizioni nazionali e il 36% lavora anche con le tradizioni provenienti da altre parti del mondo.
  • Gli intervistati sono impegnati in una vasta gamma di attività e molti ne svolgono più di una.
  • Una grande maggioranza è impegnata nell’organizzazione di spettacoli dal vivo (concerti, festival) e in attività educative, che coinvolgono anche i giovani e le comunità locali.
  • Nell’anno precedente all’indagine, i 173 intervistati avevano organizzati 5.778 concerti (con una media di 55 concerti/anno) e oltre 8.500 workshop. Il numero di festival era di 387. Alcuni degli rispondenti organizzano anche degli showcase (125 concerti).
  • In termini di pubblico, i rispondenti raggiungono una medi di 2 milioni di persone all’anno in totale, con oltre 38.000 partecipanti a progetti comunitari e 22.632 partecipanti a workshop/seminari/corsi residenziali.
  • Gli intervistati traggono il loro reddito da un’ampia gamma di fonti, ma principalmente dalla vendita di biglietti per spettacoli dal vivo e da finanziamenti pubblici (nazionali e regionali).
  • Le organizzazioni che hanno risposto lavorano con un pubblico che include tutte le fasce d’età in Europa. Il 68% lavora con giovani sotto i 25 anni.
  • I 173 intervistati danno occupazione a circa 813 lavori salariati e a un numero equivalente, se non superiore, di volontari. 

Seguiranno altre indagini, attraverso progetti di cooperazione tra università. Questi risultati verranno presentati il 15 marzo da Simon McKerrell, ricercatore (Università di Newcastle) durante il primo appuntamento primaverile EFN Spring Forward.


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COACHING & MENTORING: ANCHE PER TE

Tra i bisogni che avevamo identificati quando siamo partiti con World Music Lab meno di un anno fa era emerso con chiarezza quello dell’accompagnamento dei progetti musicali. Infatti, chi deve confrontarsi con il mercato musicale, in particolare quello dello spettacolo, si trova spesso senza foglio di marcia.


Quali sono le differenze tra le figure di coach e mentor ?

Ho sempre trovato affascinante il significato delle parole. A prima vista potrebbe sembrare che il coaching e il mentoring siano la stessa cosa. Ma non è così. Ci sono leggere sfumature che fanno la differenza. 

Nel mio lavoro di accompagnamento di artisti di world/folk music a MUSIC4YOU, oltre a ricoprire il ruolo di agente di booking o di temporary music export manager, spesso mi ritrovo anche a fare da coach e da mentor. 

Il termine coach deriva da coche, cocchiere. All’origine il cocchiere è la guida che conduce la carrozza. Fornisce consigli e sostegno emotivo e motivazionale per fare emergere il meglio di una persona o una squadra per raggiungere un risultato in un certo campo. Non per forza è un esperto in quel campo. 

Il mentoring invece è un rapporto uno a uno di scambio e apprendimento. Il mentor trasmette la sua esperienza e le sue conoscenze

World Music Lab – Smart Coaching

Da qualche settimane, abbiamo ripreso la nostra attività di coaching con un trio svedese e i primi risultati sono molto incoraggianti. Qui, si è trattato di un percorso “base”  di cinque settimane che aveva lo scopo di aiutare i partecipanti a definire un piano di lavoro con obiettivi specifici partendo da un’analisi della loro situazione e fornendo elementi fondanti per una strategia di medio e lungo termine che metta al centro l’artista e la sua community di sostenitori.

A breve saremo lieti di proporre un percorso simile in italiano su dieci settimane.

La forma è molto flessibile è include, ogni settimana, l’invio via email di materiale da studiare con compiti da fare e risorse utili connesse all’argomento trattato, seguito da un incontro di scambio e confronto online di 40 minuti. L’impegno settimanale è di un massimo di 3 ore.

Il percorso sarà strutturato come segue:

  1. Quiz di partenza
  2. Come sta cambiando l’industria musicale nell’era digitale
  3. Il tuo progetto musicale è una startup
  4. Scopri la tua scena di riferimento
  5. Identifica la tua nicchia
  6. Costruisce il tuo brand
  7. Definisce la tua offerta di prodotti e servizi
  8. Crea il tuo database di contatti
  9. Partecipa a showcase festival e incontri professionali
  10. Impara i fondamenti di marketing digitale

Per maggiori informazioni, non esitare a contattarci.


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FOLQUEBEC: NE PARLIAMO CON GILLES GARAND

Poco noto al grande pubblico, il nome di Gilles Garand è stato tuttavia per decenni il viso della musica trad e folk in Quebec. E’ stato il direttore del festival La Grande Rencontre per 28 anni ed è presidente di Folquébec. Ne parliamo con lui.


Gilles. Ci puoi raccontare come è nato Folquebec?

Nel febbraio del 2000, con una quindicina di rappresentanti del circuito folk/trad del Quebec ci siamo resi negli Stati Uniti per partecipare alla conferenza di Folk Alliance International. E’ stato un viaggio epico in un periodo dove il dollaro canadese valeva pochissimo. In breve, abbiamo risparmiato su tutto. Questo ha contribuito a creare un’atmosfera solidale e ancora più simpatica del solito. Di sicuro, ci siamo fatti notare come gruppo di persone, ma anche per la qualità degli showcase che abbiamo presentato, e degli interventi nelle conferenze e incontri professionali. Non ci è voluto molto perché i telefoni iniziassero a squillare. Le varie radio volevano saperne di più sugli artisti che rappresentavano, sul tipo di musica che si pratica in Quebec, sui talenti da scoprire, ecc. Da questo incontro abbiamo capito che serviva creare una piattaforma unitaria. Da qui è nato Folquebec.

Qual’è la vostra missione?  i vostri obiettivi?

L’Associazione Folquébec è un’organizzazione senza scopo di lucro registrata in Quebec e dedicata alla promozione e alla diffusione della musica popolare prodotta localmente. L’organizzazione riunisce persone fisiche e giuridiche: artisti, promotori, agenti, manager, etichette, programmatori, ecc. Tutti sono coinvolti in qualche modo nella promozione del genere musicale chiamato “folk trad”. Il nostro obiettivo principale è quello di far conoscere in tutto il Nord America e all’internazionale la diversità, la qualità e la ricchezza della cultura popolare del Quebec in generale. Le attività di Folquébec sono aperte a tutti gli attori del settore.

Quali sono i vostri obiettivi?

La nostra missione si traduce in vari obiettivi, come:

          Stimolare le attività di produzione, promozione, distribuzione e la circolazione dei spettacoli dal vivo, sia a livello nazionale che internazionale;

          Agire come portavoce della comunità che rappresentiamo, esprimendo le loro preoccupazioni e rappresentando i loro interessi al pubblico come alle istituzioni di governo;

          Informare i nostri soci sulle opportunità e/o eventi e manifestazioni che potrebbero aiutarli ad avere maggiore visibilità;

          Stabilire e consolidare relazioni strategiche con la comunità professionale internazionale attraverso la partecipazione attiva a fiere, showcase festival e conferenze del settore;

          Garantire la comunicazione tra i vari attori tramite il nostro sito Web, la nostra newsletter e l’organizzazione di incontri e riunioni.

Puoi parlarci dei risultati?

Tra i vari risultati, direi che nel corso degli anni siamo riusciti a diventare un punto di riferimento e un interlocutore riconosciuto sia verso l’esterno (grandi network della musica folk e world, istituzioni e i media a livello locale, nazionale, federale e internazionale) sia verso l’interno (la filiera della folk music in Canada). Abbiamo sviluppato un nuovo pubblico e aiutato alla promozione, diffusione e distribuzione delle produzioni locali in vari circuiti e mercati importanti fuori dal Quebec.

Partecipiamo con delle vetrine importanti a varie manifestazioni: Folk Alliance Conference, APAP Conference, Womex, Showcase Scotland, ecc. Abbiamo poi il nostro showcase festival ogni anno: La Grande Rencontre. Nel 2020 si è tenuto online la 28ma edizione. Il Covid-19 ci ha costretto a innovare e usare al meglio le opportunità offerte dal mondo digitale. E’ andato molto bene con tanti artisti da scoprire o riscoprire nella sezione video della nostra pagina FB.

Come si caratterizza la musica folk/trad del Quebec? Quali sono le sue origini? Influenze? Quali sono gli artisti storici e quelli emergenti che ci consigli di seguire?

Come in ogni moderna società cosmopolita, trovi in Quebec tutti i tipi attuali di musica. Specifici alla nostra provincia sono le canzoni popolari, la musica trad e quella dei popoli indigeni (“musique autochtone”).

Storicamente, il Quebec era la colonia più importante della Nuova Francia. I Canadiens portarono una ricca tradizione di musiche, canti e balli della Francia settentrionale, in particolare le regioni dell’Île-de-France, Piccardia, Normandia, Poitou e Bretagna. L’influenza di queste regioni e l’immigrazione irlandese nel Quebec del XIX secolo spiega il legame celtico che il Quebec condivide ancora con la Bretagna, l’Irlanda, la Scozia e le Maritimes.

Col passare del tempo, i canadesi francesi iniziarono a sviluppare la propria musica, incorporano  e trasformarono anche gli stili musicali suonati dai coloni della Gran Bretagna, in particolare quelli scozzesi, dopo la conquista. Chiaramente incorporano anche influenze autoctone.

Forse il fenomeno più notevole nella musica popolare dello scorso secolo scorso fu la carriera di La Bolduc, una cantante che divenne estremamente popolare interpretando canzoni satiriche e talvolta audaci basate sulle tradizioni popolari del Quebec e dell’Irlanda, e che era anche esperta nella vocalizzazione senza parole nota come turlutte. Negli anni 1950 arrivano le influenze country Western dagli Stati Uniti e negli anni 1960 quelle della pop inglese

Importante sarà il movimento della canzone d’autore (“les chansonniers”), come espressione di resistenza, affermazione identitaria e di solidarietà durante la “rivoluzione tranquilla” con artisti come Gilles Vignault, Felix Leclerc, Raymond Lévesque. In questo periodo, il revival della musica trad incontra le lotte operai. Eventi comunitari e sociali sono organizzati in tutta la provincia, ma soprattutto a Montreal. I bal folk diventano molto popolari.

Tanti artisti partecipano a questi  eventi. Si balla, si batte i piedi, si suona il cucchiaio,…. Nascono poi negli anni 1980 e 1990 varie organizzazioni culturali, sindacali e professionali per artisti e operatori della spettacolo.

Con il nuovo millennio sono apparsi poi artisti importanti, anche sulla scena internazionale, come La Bottine Souriante, Le Vent du Nord, Trio Yves Lambert, De Temps Antan, Rosier (ex-Les Poules à Colin), ecc. e tutta una nuova generazione di artisti che interpretano musiche e canzoni tradizionali contaminate da musica francese, bretone, jazz, country e blues, sia del repertorio trad che con composizioni originali.

La musica tradizionale del Quebec è sempre stata molto inclusiva e risponde al bisogno di riunirsi. È calda e festiva, e queste sono le nostre radici. C’è una storia che vive, e si reinventa costantemente. Questi ultimi anni sono nati tanti nuovi gruppi, ma anche festival trad in Quebec. 

Dal 22 al 26 febbriao, Folquebec al FAi 2021

FOLK UNLOCKED 2021


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CALABRIA SONA: NE PARLIAMO CON GIUSEPPE MARASCO

Qualche anno fa in ambito del Womex e della Italian World Beat ho conosciuto Giuseppe Marasco. Da più anni si dedica a un bel progetto per la valorizzazione e promozione della musica “Made in Calabria”.  E’ con grande piacere che oggi vi presentiamo Calabria Sona.


Ciao Giuseppe, cosa ci puoi dire sulla nascita di Calabria Sona e su come si trasforma in un grande progetto sul territorio?

Circa 10 anni fa siamo partiti da due elementi: un principio e un fermento. Il principio era  che  la musica produce aggregazione sociale, crescita culturale, lavoro e nuove professionalità. Quando poi nasce dalla tradizione, dal territorio e dalla passione di una regione ricca di storia come la Calabria, può diventare un ottimo biglietto da visita per l’intero territorio. Il fermento era quello sociale e culturale che veniva dalle piazze, dai festival e dalla voglia di tanti giovani di mettersi in gioco partendo da tutto quello che offre il territorio di bello, unico e duraturo, e riscoprendo le proprie radici e tradizioni musicali.

Da questi due elementi è nato Calabria Sona come progetto di ampio respiro che abbraccia l’intero territorio calabrese per valorizzare e promuovere, attraverso la musica, i suoni, le parole e i ritmi, la diversità dei luoghi e paesaggi, la loro ricchezza storica e le tante tradizioni culturali, passate e contemporanee, che fanno della Calabria una regione unica. Sul fronte musicale, parliamo di musica popolare e tradizionale, ma anche di musica attuale e d’autore con tante produzioni che hanno una chiara matrice culturale e identitaria.

Con il tempo, Calabria Sona è diventato un vero e proprio incubatore e veicolo culturale. Le nostre attività, che sono ormai riconosciute sia a livello locale che internazionale, si sono sempre inserite in una prospettiva di interscambi e dialogo con il resto del mondo, sia perché i Calabresi sono in tutto il mondo sia perché la Calabria fa parte di questo mondo.  

Quali e come si sviluppano le vostre attività  e iniziative?

Fare rete è alla base del nostro impegno. Da questa rete di operatori, imprese, associazioni, enti locali, artisti, festival, luoghi di aggregazione, festival, ecc. nasce un vero e proprio sistema artistico, culturale e musicale regionale indipendente che cura ogni aspetto della filiera musicale – dalla produzione alla distribuzione, dal marketing alla vendita, dalla comunicazione alla formazione. Attraverso una varietà di attività e azioni, il nostro fine è quello di valorizzare la cultura musicale locale per portarla fuori dai confini regionali e nazionali e di fare di “Calabria Sona” un marchio riconosciuto, sia a casa che all’estero, per attirare turisti e viaggiatori di tutto il mondo e creare occasioni di scambio e crescita.

I vari settori nei quali siamo attivi includono: 

    • Produzioni musicali: studi di registrazione, arrangiatori, musicisti, service audio e luci, tecnici;
    • Edizioni musicali: due etichette specifiche Calabriasona e Italysona e una realtà editoriale presso la SIAE;
    • Distribuzione & Commercializzazionerete di punti vendita sul territorio,  distributore digitale che fornisce servizi anche a terzi (MeiDigital), negozio online;
    • Musica dal vivo: rete di festival in collaborazione con altri enti o associazioni, o autoprodotti (Le Castella Tarantella Week – Premio Manente – Tarantarsia – Capo Festival – Radicamenti Mendicino – Taranta e Dintorni ecc.);
    • Comunicazione, Marketing & Intrattenimento:  canale televisivo totalmente dedicato h24 alla musica del territorio (Calabria Sona Tv sul canale 610 del d.d.t.); canale youtube con oltre 600 video e 10000 iscritti che racconta i festival, i territori e gli artisti; webradio; pagina FB con 30000 mi piace; diversi uffici stampa che lavorano a livello nazionale al lancio dei nostri progetti; la nostra APP (ios e android) sulla quale si può ascoltare la webradio, scoprire e seguire gli artisti, essere aggiornati sull’agenda dei festival e degli eventi,  guardare i video, avere le ultime notizie sulle attività di Calabria Sona.  

Quale musica e progetti musicali diffonde Calabria Sona?

Abbiamo fatto sin dall’inizio una scelta editoriale importante sui  contenuti: vogliamo promuovere e produrre solo ciò che, partendo dalle nostre radici, supera gli stereotipi e parla di una Calabria bella, moderna e piena di valori positivi.

Ovviamente, si parte necessariamente dal territorio, dai ritmi e dai contenuti della vera tarantella che, da musica marginale, si è trasformata in fenomeno popolare. Poi sono tante le contaminazioni che hanno portato ad una vasta produzione con artisti non solo locali.  I testi, ad esempio, sono scritti sia in dialetto che in italiano. Per noi, la grandezza della folk world music d’autore, in continua evoluzione e che non conosce confini, risiede nelle numerose possibilità di rivisitazione e rielaborazione della tradizione in varie forme.

Il nostro catalogo include artisti come: Calabria Orchestra, Le Muse del Mediterraneo, Fabio Curto, Antonio Grosso, Ciccio Nucera, Parafone, Paolo Sofia, Francesco Loccisano, Cumededè, Sandro Sottile, ecc. 

Come si concretizza la dimensione sociale della vostra azione culturale?

La dimensione sociale della nostra attività è fondamentale e si traduce in vari modi. Il nostro modo di vedere la cultura e la musica ha permesso a tanti artisti di rimanere in Calabria sia per portare avanti la propria attività sia per divulgare il proprio sapere alle nuove generazioni. Per quanto riguarda i festival stiamo dando una mano per farsi che abbiano la possibilità concreta di proseguire la loro attività. I festival hanno un lato concertistico importante, ma sono anche occasione di formazione (workshop, seminari, ecc. ) e un volante per il turismo, l’economia locale e la coesione sociale.

La nostra più grande soddisfazione riguarda la professionalizzazione degli attori della filiera attraverso, ad esempio, percorsi di formazione e aggiornamento. Questi percorsi aiutano gli artisti a crescere e trasformare quello che era una passione o un talento in lavoro. Aiutiamo anche gli artisti nella gestione dei propri diritti.

Un altro risultato importante per una regione come la nostra riguarda  lo spirito di collaborazione. Fare rete non è proprio nel nostro DNA, ma con il tempo si sta respirando un’aria nuova dove gli attori della filiera collaborano tra di loro e si aiutano a vicenda nella realizzazione dei loro progetti. Ad esempio, abbiamo creato una orchestra composta da 22 elementi tra i migliori esponenti del mondo musicale calabrese diretti dal Maestro Checco Pallone. Insieme a giovani artisti trovi professionisti affermati, musicisti identitari. Tra un mese uscirà il loro primo disco live.

Tra le tante attività vanno segnalate anche quelle “sociali” come Calabria Dona che ogni anno, a Natale, porta doni e musica in tutta la Calabria nelle strutture che accolgono persone fragili appartenenti a categorie protette – nelle RSA, negli ospedali, centri diurni per ragazzi con disabilità, ecc.

È importante per Calabria Sona collaborare oltre i confini regionali?

Abbiamo sempre lavorato in questa direzione, costruendo un progetto prima dall’interno ma con un occhio attento alle interazioni e collaborazioni italiane ed internazionali.

Siamo presenti a vari festival internazionali e fiere del settore per rappresentare la Calabria. Grazie a contributi personali e/o a sovvenzioni e varie collaborazioni (SIAE, Italian World Beat, MEI, Nuovo Imaie, ecc.) abbiamo partecipato ad esempio al WOMEX (Europa), Visa for Music (Marocco), MIDEM (Francia), e Atlantic Music Expo (Capo Verde).

Inoltre partecipiamo costantemente e siamo interlocutori a livello nazionale dei vari tavoli del settore, sia a livello istituzionale che di sistema culturale e musicale: IT-FOLK (Circuito italiano della world e folk music), Mei (Meeting delle etichette indipendenti), StaGe (Stati generali della musica emergente), Audiocoop (Collecting Society delle etichette indipendenti), AIA (Artisti italiani associati), FAS (Forum arte e spettacolo), Rete dei Festival (dal 2008, oltre 100 festival italiani) , Nuovo Imaie, SIAE, e siamo partner nazionali della Festa della Musica con il nostro progetto “La festa della musica “sona” in treno” che è inserito nei progetti speciali del MIBACT.

Quale sarà la direzione delle produzioni di Calabria Sona?

Pensiamo a una produzione vasta con artisti, ma anche “addetti ai lavori”, di altissimo livello che stanno facendo conoscere nel mondo i territori e suoni del Sud.  Cerchiamo di aumentare le contaminazioni con vari generi musicali partendo dalle radici della cultura calabrese. Sicuramente questo è il vero punto di forza di questa produzione ricca di colori e speranze, e carica di sogni da condividere.

Abbiamo appena pubblicato l’album “Venti” del duo di chitarra battente formato da Francesco Loccisano e Marcello De Carolis (Lucano), autori di una raccolta di brani rielaborati dai due musicisti per evocare tutte le potenzialità sonore ed evocative della chitarra a dieci corde. Siamo usciti con il nuovo lavoro dei Ragainerba (ritmi mediterranei ma stile pop). Presto uscirà l’album dei 22 anni dei Quartaumentata (uno dei primi gruppi che ha davvero traghettato la “tarantella” verso la world music pop portandola nelle piazze italiane) e anche quello della Calabria Orchestra, di cui già vi ho accennato. L’anno scorso siamo usciti con Paolo Sofia e “l’Albero di More”, uno dei più bei dischi che io abbia mai ascoltato che riesce a fondere tutto quanto ti ho raccontat. Abbiamo tanti progetti nel cassetto e in cantiere.

Come riuscite a sostenervi?

E’ una sfida continua. Essere imprenditori culturali non è facile. Ma è la nostra vocazione. Qualcuno ci deve anche provare. Non siamo nati con finanziamenti dall’alto e non siamo sostenuti direttamente dalle Istituzioni Regionali. Ci siamo sempre mossi come “indipendenti”. Viviamo del nostro lavoro e siamo sostenuti dalla gente che crede nelle nostre attività, compra i biglietti per i concerti, acquista la musica che produciamo, parla di noi e fa crescere la domanda per i nostri prodotti e servizi. Con tanta determinazione, buona volontà, e con investimenti giusti e collaborazioni virtuose, riusciamo a sostenere le nostre produzioni e la loro diffusione. Ovviamente partecipiamo anche ai bandi per il settore.


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