ÉTÉTRAD: NE PARLIAMO CON VENSO BONIFACE

 

etetrad2021Non c’è tradizione senza trasformazione, né futuro senza conoscenza, questo il motto di EtéTrad, entusiasmante e nutrita rassegna di musiche tradizionali del mondo in Valle d’Aosta, magari a partire da uno sguardo privilegiato sulle antiche e trobadoriche sonorità della parabolica dorsale franco-provenzale. In questa intervista ne parliamo con il direttore e polistrumentista Vincent Boniface (polifiatista, organettista) coraggioso erede di una valorosa stirpe di trovatori e ricercatori valdostani di Aymavilles.

Cosa ci puoi dire della genesi del festival, la background story, i protagonisti, le motivazioni?

Il festival nasce nel 1998 su iniziativa della famiglia Boniface ( Trouveur Valdotèn) che poi passerà il testimone all’Associazione Culturale Etétrad nel 2016 con il sottoscritto alla direzione artistica, Paolo Dall’Ara (Tre Martelli, Stygiens, Abnoba, Le Grand Orchestre des Alpes, Tradalp) alla presidenza, e Hélène Impérial nella veste di segretaria di produzione, oltre che in quelle di altri collaboratori affiatati.

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All’origine, l’idea era quella di creare un evento internazionale in Valle d’Aosta che poteva racchiudere al suo interno il meglio della produzione artistica internazionale con il concetto non di essere una vetrina della Valle d’Aosta ma piuttosto un luogo d’incontro tra la cultura alpina e il resto del mondo. Tanto è vero che il motto del festival è “Musica tradizionale del mondo in Valle d’Aosta”. Un altro obiettivo era anche quello di fare scoprire al pubblico la Valle D’Aosta e le sue bellezze.

Con il tempo, il festival è diventato una manifestazione composta da numerosi eventi divisi in concerti, balfolk, incontri con gli artisti, stage di danza, di musica d’insieme e di strumento, presentazioni di libri, mostre, ecc. 

Ricordiamo poi che il festival ha la particolarità di essere un festival ibrido nel senso che dopo i concerti e la parte dedicata all’ascolto (dalle ore 21:00) seguono le danze (dalle ore 00:00).

Quando si è svolta la prima edizione? Quali sono gli artisti nazionali e internazionali (alcuni nomi) che hanno partecipato? 

La prima edizione si è svolta nel 1998. Per quanto riguarda i nomi, sono tantissimi. Per l’edizione 2021 che si è svolta tra la città di Aosta e il comune di St.Nicolas possiamo ad esempio menzionare, a livello internazionale, Susana  Seivane e, a livello nazionale, i Tre Martelli, la più longeva folk band italiana, o ancora L’Orage o Riccardo Tesi con i suo progetto A Sud di Bella Ciao.

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Altrimenti in passato, ci sono stati artisti da molto lontano come i Monaci di Drepung (Tibet), Natalie MacMaster (Canada), gli Tsuumi Sound System (Finlandia) e vari progetti dall’Africa (Senegal, Mali, Burkina Faso)

Quante persone si muovono intorno alla rassegna e che tipo di audience?

Il festival si svolge su cinque giorni. Sei mila persona hanno partecipato all’edizione 2016 che era a ingresso gratuito. Dopodiché con l’ingresso a pagamento, il numero è diminuito ovviamente, ma parliamo sempre di una media di due mila persona.

Chiaramente con la pandemia, le cose sono cambiate, ma rimaniamo fiduciosi per la ripartenza. L’edizione 2020 è stata cancellata e quest’anno abbiamo ripreso le attività organizzando un’edizione transitoria ma sempre di alta qualità.

Quali sono i vostri partner principali, sia a livello organizzativo che economico? 

Tutta la parte organizzativa è a cura dell’associazione culturale Etétrad, del suo staff (io, Paolo, Hélène, Liliana, Rémy, Sandro, ecc.) e da un bel gruppo di circa quaranta volontari. Quest’anno ci ha anche dato una mano Francesco Battisti, organizzatore di Aosta Classica.

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Per la parte economica, i nostri partner sono gli assessorati, la presidenza del consiglio regionale, i comuni e vari sponsor privati, tra cui il principale è la Distillerie Saint-Roch.

Quali sono le sfide che stai incontrando nel programmare la rassegna?

La sfida più grande è sicuramente quella di una programmazione audace che da spazio a musiche che non sono mainstream e non hanno una radiofonia importante, ma che contribuiscono a fortificare un’identità plurale fatta di una moltitudine di linguaggi ed espressioni. Dov’è non c’è un processo creativo costante all’interno delle comunità, non c’è tradizione. Promuovere l’incontro, il dialogo tra persone e culture partecipa a questo processo d’innovazione che significa anche per noi apertura al mondo oltre le nostre montagne.

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In questo senso, cerchiamo sempre di proporre artisti molto “roots”, legati alla tradizione, pensiamo al duo Valla-Scurati di quest’anno che propone una linearità riguardo alle ricerche compiute da loro o alle testimonianze che hanno raccolto, fino a grandi progetti di sperimentazione, sull’elettronica come ad esempio con il Grand Bal Dub alcuni anni fa o anche il pop-rock di Susana Seivane o anche la fantastica esibizione dei Balkan Beat Box che fanno parte dei progetti più noti; L’Orage stesso che commistiona la tradizione musicale con la canzone d’autore. Sono realtà e espressioni diverse che convergono e contribuiscono all’identità della manifestazione.

Quale è stato l’impatto del covid-19 sulle vostre attività? Come avete risposto?  

Abbiamo dovuto sospendere l’edizione 2020 nostro malgrado. Nel 2021 abbiamo incontrato numerose difficoltà ma, alla fine, l’abbiamo fatta. La prima è stata quella di trovare la sede opportuna. Avevamo concluso un quinquennio con l’accogliente comune di Charvensod dove eravamo riusciti a creare un vero villaggio festival con l’annesso campeggio, la ristorazione, le degustazioni, il servizio bar, ecc.

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Quest’anno volevamo instaurare una collaborazione con il comune di Aymavilles dove il gruppo fondatore ha le proprie radici, ai piedi della Valle di Cogne, in un’area molto viva dal punto di vista della musica per via della tradizione della fisarmonica e dei tamburi, e dei canti dei coscritti, canti di lavoro. Non è stato possibile e dunque abbiamo optato per la città di Aosta risparmiando sui costi grazie a una collaborazione con alte manifestazioni estive.

In generale, cerchiamo sempre di organizzare Etétrad in luoghi dove si respira la ruralità. Quest’anno è stato molto diverso a causa della situazione sanitaria generale. Qui siamo riusciti a rispettare tutte le condizioni di sicurezza allestendo un parterre di due cento posti a sedere. Abbiamo fatto un po’ fatica all’inizio, ma alla terza serata siamo riusciti ad avere il pieno.  

Quando si svolge la rassegna e come procedete per la programmazione?  Come gli artisti che hanno delle proposte vi possono contattare? Quando?

La rassegna si svolge fine agosto. Curo io personalmente la programmazione. I contatti con le band avvengono all’inizio dell’anno. Ho tendenza a programmare artisti di cui conosco l’impatto “Live” e dunque che ho visto dal vivo, o mi affido a progetti di cui la qualità è conclamata.

Chi mi vuole contattare può scrivere all’indirizzo email che troverà sul sito del festival. Preferisco stabilire un contatto diretto. Sono a disposizione tutto l’anno.

Sito ufficiale  | Pagina Facebook 

 


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Pubblicato da Eric E. van Monckhoven

Project Agent - Eco-social Consultant - Cultural Producer www.music4you.nu

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