ALKANTARA FESTIVAL: INTERVISTA CON MARIO GULISANO

Con Mario Gulisano ci conosciamo ormai da diversi anni. Musicista, direttore artistico, organizzatore di spettacoli, oltre a suonare con Oi Dipnoi, cura importanti rassegne musicali a Catania con l’associazione Darshan. Abbiamo chiesto a Mario di parlarci oggi del festival estivo Alkantara Fest.

 

Ciao Mario, come definiresti il tuo festival?

Alkantara Festival  è forse uno degli unici festival folk e world al sud d’Italia costruito su un modello internazionale. Ha l’obiettivo di connettere la Sicilia al resto del mondo attraverso l’aggregazione di artisti internazionali, principalmente europei, con lo scopo di farli conoscere tra loro, favorendo così possibili sinergie e collaborazioni reciproche. Al contempo il pubblico locale e i turisti hanno l’occasione di assistere e partecipare attivamente a una manifestazione con caratteristiche comuni a molti altri festival dello stesso tipo nel mondo, ma in un posto meraviglioso come la Sicilia.

Quando si svolge il tuo festival? Quanti spettacoli presentate in media? Quali generi musicali accettate? Quale è il periodo di programmazione? Con quali criteri e su quale base scegliete gli artisti? 

Alkantara Fest, dopo ormai 16 edizioni, si è stabilizzato nel weekend tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, periodo estivo ideale per clima e flussi turistici che attraversano l’isola. Presentiamo di solito tra gli 8 e i 10 concerti per edizione, a cui si aggiungono altri spettacoli per bambini, teatro musicale, animazione e poi altre attività come yoga ed escursioni nel territorio, in particolare sull’Etna.

Di solito invitiamo artisti che prediligono la musica acustica o elettroacustica. La provenienza è anche importante, poiché cerchiamo di coprire tutte le aree e le influenze musicali europee, dando spazio anche ai talenti siciliani. Il “nome famoso” non è importante, poiché abbiamo sperimentato negli anni che tanti sconosciuti e giovani gruppi che si affacciano, magari con un primo album, sulla scena world, avevano altrettanto talento di loro colleghi di gran lunga più famosi.

Anzi, per noi è forse più importante che questa fama non ci sia, perché a volte vorremmo scoprirli e lanciarli questi talenti. Non è un caso infatti che alcuni artisti che hanno fatto parte del nostro programma, abbiano suonato per la prima volta in Italia proprio all’Alkantara Fest, come ad esempio Maarja Nuut , il gruppo Wor o i Kolonien.

Quindi noi incoraggiamo gli artisti, specie se giovani, ad inviarci le loro candidature. Ascoltiamo tutto e valutiamo in base a precisi criteri: innanzitutto originalità; poi aspetti economici, visto che non siamo un festival ricco; area di provenienza e rappresentatività/autenticità della proposta.

Quali sono le sfide nell’organizzare una manifestazione del genere? Quali sono i vostri partner principali, sia a livello organizzativo che economico?

Le difficoltà organizzative sono cambiate nel tempo. Una volta, quando il festival si svolgeva nelle piazze dei comuni etnei, dovevamo aspettare che le amministrazioni si decidessero, spesso all’ultimo momento, a darci la disponibilità, anche economica, per realizzare il festival. E spesso capitava che all’ultimo momento si tirassero indietro, facendo saltare gli appuntamenti anche qualche settimana prima, con voli e artisti prenotati da mesi. Da quando, stanchi di dipendere da queste dinamiche, abbiamo deciso di “metterci in proprio”, la situazione è cambiata radicalmente.

Adesso abbiamo uno spazio privato, di proprietà di due aziende agricole che sono partner del progetto, di cui disponiamo tutto l’anno. Si trova in una collocazione ideale, a metà strada tra l’Etna e il mare. Lì possiamo programmare con il dovuto anticipo senza dipendere da decisioni altrui, investire fondi in strutture che re-impiegheremo continuativamente nel tempo, consolidare i rapporti con il territorio, inventare nuove formule di coinvolgimento e partecipazione dal basso attraverso la musica, l’arte e la condivisione.

Sono queste le nostre sfide attuali, ma sono sfide creative, non distruttive, che possiamo affrontare grazie ai partner pubblici come la Regione Siciliana e il Ministero dei Beni Culturali che da un po’ di tempo ormai sostengono economicamente le attività, ma anche di privati, tra sponsor tecnici e organismi esteri, che ci offrono spazio e canali di comunicazione mondiali, come ad esempio il festival ungherese Babel Sound, JM International in Belgio, European Folk Network, Italiafestival e addirittura la radio indipendente di Melbourne in Australia, 3CR

Quale é stato l’impatto del covid-19 sulle vostre attività? Come avete risposto?

All’inizio come tutti, siamo stati travolti dalle notizie catastrofiche che arrivavano su più fronti. Proprio mentre stavamo definendo la programmazione, nel mese di marzo, tutto si è cominciato a bloccare nel mondo. Ovviamente, un festival come il nostro basato sulla circolazione degli artisti, si è dovuto fermare, proprio per capire come rispondere alle condizioni che ne frattempo stavano mutando sempre più.

Posso dire adesso, a cose fatte, che ho sempre nutrito una certa fiducia che le cose potessero migliorare in estate, e infatti quando sono cominciati ad arrivare i primi segnali di distensione e di riapertura, con qualche piccolo cambiamento al programma, abbiamo corretto un po’ il tiro, e ci siamo fidati ad imbarcarci in qualcosa che inizialmente ci sembrava a tratti rischiosa.

Però i fatti ci hanno dato ragione, anche perché la location in cui operiamo offre per sua natura sicurezza e distanziamento fisico, essendo in aperta campagna, e quindi tutte le attività si sono potute realizzare nel massimo rigore e rispetto delle regole. Anche il pubblico ci ha premiato. C’era parecchia fame di musica e di arte, dopo mesi di lock-down selvaggio. Molti ci hanno ringraziato per aver avuto coraggio, sia gli artisti che il pubblico. E ne siamo orgogliosi

Come vedi il futuro del festival?

Alkantara Fest è un organismo vivo e che vuole crescere. Ogni anno aggiungiamo pezzi, sviluppiamo collegamenti, aggreghiamo soggetti, potiamo i rami secchi, e ne facciamo spuntare di nuovi, più giovani, più rigogliosi e motivati a guardare in avanti. Daremo sempre più spazio a giovani, musicisti e volontari. Alkantara Fest nasce dalle tradizioni, ma è proiettato nel futuro


Guarda il video – Alkantara Fest 2020

Pubblicato da Eric E. van Monckhoven

Project Agent - Eco-social Consultant - Cultural Producer www.music4you.nu

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